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Ipertensione

Con un interessamento di circa il 30% della popolazione adulta di entrambi i sessi (dati SIIA), l’ipertensione arteriosa è una delle condizioni cliniche più diffuse che si verifica con l’innalzamento della pressione sanguigna all’interno delle arterie della circolazione sistemica.

Elevati valori pressori, fanno si che il cuore lavori più del dovuto favorendo la comparsa di ictus cerebrale, infarto del miocardio, insufficienza cardiaca ed altre innumerevoli malattie cardiovascolari, più o meno gravi, che determinano una sensibile riduzione delle aspettative di vita dell’individuo.
Per questo, nel definire l’ipertensione arteriosa non è corretta la classificazione di malattia, bensì di fattore di rischio cardiovascolare (e non solo).

Pressione Sistolica e Diastolica

La pressione arteriosa è la forza che il sangue esercita contro le pareti delle arterie. Attraverso i battiti del cuore, il sangue fluisce dal ventricolo sinistro, arriva nell’aorta e si diffonde in tutte le arterie.

Con ogni battito il muscolo cardiaco (il cuore) effettua una contrazione (sistole) con la quale è possibile registrare il livello di pressione arteriosa più elevato che va sotto il nome di “pressione sistolica”. Tra un battito e l’altro, invece, il cuore si rilassa (diastole) riempiendosi di sangue. Ciò consente di determinare il livello di pressione arteriosa più basso che in questo caso va sotto il nome di “pressione diastolica”.

La determinazione della pressione è dunque data dalla misurazione periferica della pressione sistolica (pressione massima) e diastolica (pressione minima).
Quando i valori pressori di massima e minima superano rispettivamente i 140/90 mmHg, si parla propriamente di ipertensione arteriosa.

Determinazione e Classificazione dei valori della pressione

Il rischio cardiovascolare derivante dall’ipertensione arteriosa aumenta tanto più aumentano i valori della pressione sistolica e diastolica. A tal proposito riportiamo la classificazione dell’ipertensione arteriosa suggerita dall’OMS/ESH, basata sui livelli della pressione arteriosa nei soggetti adulti di età uguale o superiore a 18 anni.

pressione arteriosa

Statisticamente, nonché come conseguenza delle modificazioni che l’organismo subisce per via dell’invecchiamento, gli anziani soffrono frequentemente di ipertensione arteriosa sistolica isolata con valori della pressione massima assai elevati e valori della pressione minima molto bassi.
Al contrario, negli individui di giovane età si assiste ad un’incidenza maggiore di ipertensione arteriosa diastolica isolata, in cui i valori della pressione massima risultano bassi e quelli della pressione minima troppo elevati.

L’APPROFONDIMENTO DEI FARMACISTI DOCBROS

Sapevi che l’ipertensione arteriosa può essere primaria o secondaria? L’ipertensione primaria – nota anche come “essenziale” – rappresenta il 95% di tutti i casi di ipertensione, non ha cause precise né tanto meno facilmente identificabili.
Meno frequente è invece l’ipertensione secondaria che si manifesta come conseguenza di una malattia congenita o acquisita a carico del cuore, dei vasi sanguigni, dei reni o dei surreni. Attenzione però! a volte l’aumento della pressione sanguigna può dipendere dall’uso o abuso di alimenti, sostanze o farmaci. Ad esempio la liquirizia, gli spray nasali, gli anticoncezionali e le droghe come anfetamina e cocaina possono determinare un innalzamento, seppur temporaneo, dei valori pressori.

Rischio Cardiovascolare nell’individuo iperteso

L’ipertensione colpisce circa 690 milioni di persone in tutto il mondo, mentre, le malattie cardiovascolari derivanti da tale condizione sono la prima causa di morte in tutto il mondo.

Nell’individuo iperteso il rischio cardiovascolare è altissimo ed espone ad una serie di malattie cardiovascolari tra cui: coronaropatie, vasculopatie periferiche, insufficienza cardiaca, insufficienza coronarica, infarto del miocardio, angina pectoris, ictus ischemico ed emorragico.

L’aumento dei valori pressori, oltre a favorire il rischio cardiovascolare e gravi danni alle arterie e al cuore, interviene negativamente anche su svariati altri organi tra cui cervello (ischemie, ictus cerebrale, trombosi cerebrale etc.), reni (nefrosclerosi, insufficienza renale) e retina (emorragie, edema, sclerosi vascolare etc.).

Fonti:
SIIA, European Society of Hypertension, Ministero della Salute, SIGG


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